Construire la paix par l’éducation : réseaux et mouvements internationaux au XXe siècle

Rita Hofstetter, Joëlle Droux, Michel Christian (éds.), Construire la paix par l’éducation : réseaux et mouvements internationaux au XXe siècle. Genève au cœur d’une utopie. Neuchâtel : Editions Alphil.

Le 2 juin 1913 s’ouvre à Paris le xe Congrès international des femmes qui débouche sur un souhait : « Que les femmes s’initient au pacifisme, suprême affirmation
du droit humain, et qu’elles s’en inspirent dans l’éducation des enfants. » On ne saurait mieux dire le lien étroit qui unit déjà combat pacifiste et enjeux éducatifs à la veille de la Première Guerre mondiale.
Cet ouvrage met précisément en lumière la façon dont les terrains éducatifs ont été traversés au fil du XXe siècle par une diversité de causes transnationales portées par la conviction que la paix se construit par l’éducation. À l’épicentre de ces réseaux, un lieu qui est bien plus qu’une ville : Genève, modeste cité lémanique qui se transforme à partir de 1919 en une véritable ruche internationaliste avec l’arrivée des premières grandes organisations internationales chargées de bâtir un nouvel ordre mondial.
L’ouvrage montre le rôle conféré à l’éducation afin de favoriser cette solidarité universelle et de faire circuler en Europe et dans le monde ces valeurs pacifistes qui nourrissent l’« esprit de Genève ». Les contributions dévoilent la diversité des acteurs individuels (pédagogues, psychologues, médecins, politiciens) et collectifs (réseaux scientifiques, mouvements associatifs et militants) engagés dans cette dynamique réformiste, et cela bien au-delà de l’entre-deux-guerres. Elles donnent à voir la richesse des initiatives alimentant cet élan pacifiste auprès des jeunes, entre les mains desquels se jouerait le devenir de la démocratie et de l’humanité. Les auteurs examinent aussi les controverses, les tensions et les concurrences qui entourent ces élans internationalistes. En mettant au jour les tribulations et les transformations de ces projets réformistes dans le temps et l’espace, l’ouvrage propose de nouveaux éclairages sur la genèse transnationale des politiques éducatives contemporaines.

Table des matières

War and Education

Call for papers : War (Hi) Stories, Schöningh/Brill. War and Education, Eds.: Bernhard Hemetsberger (University of Vienna, Austria) Frank Jacob (Nord University, Norway) Sebastian Engelmann (University of Tübingen, Germany).

Wars are disruptions in social life and usually determine changes in many different ways. Education on the other hand, at least since the age of Enlightenment, has been in charge of addressing, even solving social problems for a better future. Both of these elements of human history are, however, closes interconnected. Education is here understood comprehensively as an intergenerational socially directed activity, found in different non-/institutionalized settings and periods, reflected upon in paradigmatic and ordinary categories. Bodies as well as minds are addressed in educative settings alike. The planned anthology to be published in 2021 by Schöningh/Brill as a contribution to the series War (Hi) Stories will highlight educational issues in their respective relation to war, not only from a historical, but especially from a cultural perspective.

Therefore, papers should address questions related to one of the following main categories of interest:

  1. education for war: The ‘production’ of able bodies and ‘ready’ minds to win a possible conflict is recurrently seen in pre-war periods. Public discourse and political propaganda that address education are of special interest for its materialization and sedimentation.
  2. wartime education: In order to compensate, maintain or (re)direct social order, as resembled by signs of deterioration and resistance, wars are evoked and still penetrate educative settings and demand a reconsideration of pedagogical aims and values.
  3. post-war periods: Chapters in this section could analyze the social handling of victory or defeat in educational settings, including inter alia reform programs, reeducation programs or pedagogical innovations

The volume will address these three main categories, although proposals can be sent for theoretical and methodical approaches alike, as well as for all possible historical periods and geographical contexts.

The deadline for submitting a proposal (short paper-abstract, max. 500 words with a reference to at least one of the three categories, and a short bio) is May 1, 2020. Proposals should be sent to Dr. Sebastian Engelmann (). A first response about acceptance will be sent by May 15, 2020. Final papers, ranging between 6,000 and 8,500 words should be submitted by August 31, 2020.

Il patrimonio storico-educativo come risorsa per il rinnovamento della didattica scolastica e universitaria: esperienze e prospettive

Call for papers – II Congresso Nazionale della Società italiana per lo studio del patrimonio storico-educativo, Padova 14-15 gennaio 2021.

Gli ultimi anni hanno visto la nascita, in ambito storico-educativo, di un nuovo filone di studi legato alla materialità scolastica, ossia alla componente materiale di quella cultura della scuola evocata a partire dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso da parte di alcuni esponenti della storiografia francese, Dominique Julia in primis. Contestualmente al rinnovamento in ambito storiografico si è andato registrando un crescente interesse nei confronti della tutela, salvaguardia di questo ricco patrimonio storico-educativo, non solo da parte di istituzioni legate all’ambito accademico, ma anche da parte di privati, istituti scolastici e amministrazioni comunali. Sono in questo modo sorti musei, aule storiche, collezioni, raccolte di oggetti specifici, tutte strutture variamente volte alla raccolta, valorizzazione e allo studio del patrimonio storico-educativo. La forte attenzione registrata negli ultimi anni intorno a questo tema ha favorito la pubblicazione di studi, l’organizzazione di importanti occasioni di confronto tra gli studiosi a livello internazionale. A fronte di tale vivacità di iniziative, si lamenta uno stato ancora iniziale degli studi dedicati non tanto alle potenzialità euristiche offerte dal patrimonio storico-educativo per il mondo della ricerca, quanto volti a indagarne il ruolo svolto all’interno del rinnovamento della didattica, sia a livello universitario che scolastico in ogni suo grado.
Il presente convegno intende pertanto provare a colmare questa lacuna, avviando una prima discussione intorno a tali temi e coinvolgendo sia personale strutturato nel mondo dell’università, sia insegnanti che abbiano sperimentato specifici percorsi didattici a partire dall’utilizzo delle fonti materiali della scuola. L’obiettivo è quello di contribuire alla discussione intorno a un aspetto oggi strategico rappresentato dall’innovazione della didattica nel contesto universitario come in quello scolastico. In tal senso il simposio vuole essere un’occa-sione, in conformità ai principi ispiratori della SIPSE che hanno da subito incorag-giato il confronto con il mondo della scuola “militante”, per allacciare un dialogo più fitto con i docenti di scuola primaria e secondaria impegnati nel rinnovamento della didattica nelle varie discipline.

15 maggio 2020 : termine per l’invio delle proposte di comunicazione.

Call for papers

L’Europa delle Università: contesti comuni e peculiarità locali attraverso l’esame delle fonti (origini-XX secolo)

Call for papers “L’Europa delle Università: contesti comuni e peculiarità locali attraverso l’esame delle fonti (origini-XX secolo)“, X Atelier Héloïse – European Network on Digital Academic History, Bologna 3-5 settembre 2020.

All’interno del progetto Héloïse che, ormai da dieci anni, accoglie studiosi che affrontano temi di ricerca riconducibili alla Storia dell’Università utilizzando le tecnologie informatiche per la raccolta e l’analisi dei dati, il X Atelier si propone sia di compiere una ricognizione dello stato d’avanzamento delle ricerche già in atto, sia di proporre alla comunità scientifica come tema principale dell’incontro contributi che evidenzino la varietà delle fonti, istituzionali e non, ma anche la presentazione di nuovi progetti e la partecipazione ad eventuali future collaborazioni trasversali. Un viaggio comune all’interno del sistema università, affrontato con gli strumenti informatici tipici del gruppo Héloïse, non può prescindere dalla consapevolezza di cosa unisca o differenzi le diverse esperienze europee, affrontate sino ad ora singolarmente dai vari gruppi di ricerca: l’esame delle fontiutilizzate o utilizzabili costituisce un passaggio ineludibile. La strutturazione di un progetto comune richiede la preliminare individuazione di un oggetto di indagine chiaro e quanto più possibile definito. Il panorama universitario europeo, in un lasso di tempo assai esteso qual è quello affrontato dai diversi gruppi di ricerca del network Héloïse, comprende momenti di continuità e fratture, elementi comunie peculiarità locali. L’esperienza universitaria, che nasce in Europa e costituisce un tratto comune e distintivo di un organismo per altri versi assai frammentato quale fu l’Europa medievale e moderna, è nondimeno caratterizzata da peculiarità sul doppio piano del tempo e dello spazio, variazioni relative a flussi di scambio (di persone, idee, conoscenze), profili istituzionali, contenuti culturali e funzioni. Tenendo presenti queste considerazioni, in occasione del X Atelier Héloïse, si propone di dedicarel’incontro ai nuovi materiali e metodi per lo studio delle prosopografie accademiche dal medioevo fino ai nostri giorni. Allo scopo si richiamano alcuni suggerimenti su temi che riteniamo importanti alla luce delle considerazioni appena espresse:

• banche dati e storiografia:
– presentazione dei risultati dell’incontro di Leipzig dello scorso anno;
– prima dei database: il rapporto tra i diversi database e le tradizioni storiografiche di riferimento (continuità-discontinuità / analogie-differenze…);
– accanto ai database: il contesto storiografico in cui sono nate le esperienze di ricerca dei singoli gruppi di lavoro e descrizione dello stato d’avanzamento dei singoli progetti;

• banche dati e linguaggi:
– il linguaggio informatico di una comune banca dati (web semantico o altro?);
– una o più lingue per una comune banca dati: problemi di normalizzazione linguistica e semanticanell’ottica di un prodotto informatico comune (quale lingua utilizzare per un comune database? le diverse lingue nazionali? il latino fino all’età moderna? quali categorie? …);

• fonti per la Storia dell’Università:
– quali fonti per quale storia: fonti disponibili e fonti utilizzate per le specifiche ricerche storiografiche alla base delle diverse banche dati del gruppo Héloïse;
– fonti seriali e non, “istituzionali” e non: tradizione e nuove prospettive dell’uso delle fonti (inclusione di fonti legate alla memorialistica, epistolari, discorsi celebrativi, lapidi commemorative, iscrizioni funebri, ecc.); fonti giudiziarie, fonti ministeriali, letteratura odeporica, professioni di fede, iconografia accademica, libri amicorum, etc.;
– analisi delle fonti con riguardo a percorsi formativi alternativi, ad es. attività di insegnamento superiore esterna alle università praticata privatamente da professionisti in virtù della licentia ubique docendi; convitti riservati alla nobiltà e all’alta borghesia; lauree extra-accademiche (conti palatini, protonotari apostolici, collegi professionali con prerogativa di addottorare);
– il problema della critica delle fonti all’interno delle banche dati. Come rendere la complessità dell’approccio alla fonte, tipico degli studi storici, superando la rigidità degli strumenti informatici attualmente a disposizione? Come tenere adeguatamente conto della lacunosità e della frammentarietà delle fonti a disposizione quando si lavora su dati presentati in una modalità, comequella informatica, che (forse più che le modalità tradizionali) tende a evidenziare i “pieni” dellastoria e a occultare i “vuoti”?;
– eterogeneità e disponibilità delle fonti in relazione alla qualità dei dati informatici, alla loro analisi sul piano quantitativo e alla loro visualizzazione su quello grafico.

Gli studiosi che intendono partecipare al convegno devono presentare al Comitato scientifico un abstract del tema proposto (1.000-1.500 caratteri) entro il 31 marzo 2020 inviando una mail a (dott.ssa Ilaria Maggiulli).

Entro il 15 maggio 2020 sarà presentata la prima bozza del calendario del convegno e verrà inviato ai partecipanti il modulo relativo agli aspetti logistici (arrivi, partenze, pernottamenti, catering, cene).

Per informazioni sul network Héloïse si vedano: https://heloise.hypotheses.org/ e http://heloisenetwork.eu/.
Per le attività del Cisui si rinvia a: https://centri.unibo.it/cisui/it.

Apprentissages, stratégies et politiques éducatives. Quelles interdisciplinarités, méthodologies et perspectives internationales?

Appel à communications deuxième colloque SFERE-Provence “Apprentissages, stratégies et politiques éducatives. Quelles interdisciplinarités, méthodologies et perspectives internationales ?“, 24 et 25 septembre 2020, Inspé  – Campus Étoile –  52 Avenue Escadrille Normandie Niemen – 13013 Marseille.

Ce colloque est soutenu par le Pôle d’Innovation, de Recherche, d’Enseignement pour l’Éducation d’Aix-Marseille (AMPIRIC) financé dans le cadre du troisième Programme d’Investissements d’Avenir (P.I.A. 3). Ce projet émanant de la Structure Fédérative d’Études et de Recherches en Éducation de Provence (SFERE-Provence), vise à améliorer les performances des élèves, notamment ceux qui sont en difficulté, dans leur apprentissage en développant, expérimentant, diffusant des approches pédagogiques innovantes par une mise en réseau entre activités de recherche, formation et enseignement. Dans cette perspective, l’objectif de ce colloque biannuel, est le décloisonnement disciplinaire pour développer les connaissances dans les domaines des apprentissages, des organisations et des systèmes institutionnels de formation et d’éducation. Cette deuxième édition du colloque invite à analyser les conditions de la réussite éducative à travers les nouveaux défis posés aux recherches sur les apprentissages, et en particulier, aux recherches sur les politiques et stratégies éducatives. Les politiques éducatives font l’objet de nombreux débats en France, mais également à l’échelle européenne, compte tenu de la mise en place des benchmarks européens concernant l’Education et la Formation (sur lesquels sont évalués et comparés les différents pays). En la matière, les dernières données PISA questionnent une nouvelle fois la capacité du système éducatif français à prendre en compte la diversité des élèves et pointe l’immense importance de l’environnement dans l’apprentissage. Un nouveau débat aujourd’hui, au cœur duquel on trouve le concept de globalisation, est en train d’être engagé et n’est pas sans conséquences pour les questions éducatives (Delvaux et al., 2015). L’interrogation sous-jacente à cette réflexion concerne la pertinence de l’État-nation comme espace de décision en matière d’éducation, étant donnée la multiplication des niveaux de pouvoir entre le local et le global. Le processus de globalisation se double, dans l’espace européen, d’un projet d’intégration économique et politique tout à fait original. L’adoption de toute une série d’actes communautaires (décisions, recommandations, résolutions, etc.), bien que sans valeur juridique contraignante, ont une prise directe ou indirecte sur les affaires éducatives des états membres). Ceci n’est pas contradictoire avec le maintien, à l’intérieur des frontières de chaque État membre, de marges relativement importantes d’autonomie, beaucoup plus évidentes en ce qui concerne la production d’un discours de légitimation nationale que dans la formulation de politiques alternatives (Nóvoa, 1998).  Les politiques éducatives s’entendent dans ce colloque au sens large et renvoient autant aux stratégies supranationales, aux politiques nationales, régionales et locales ainsi qu’aux stratégies et aux choix des différents acteurs du système éducatif (acteurs académiques, établissements, équipes éducatives, familles ou encore des élèves). La question de la stratégie et du choix fait également référence à la construction des professionnalités enseignantes dans des contextes organisationnels spécifiques où se définie une appropriation localisée des politiques publiques. Parce que les politiques et les stratégies éducatives renvoient à des processus complexes et multidimensionnels, elles sont analysées dans ce colloque en portant une attention particulière à la question de l’interdisciplinarité des recherches. Le décloisonnement disciplinaire dans le champ de l’éducation est en lien étroit avec le décloisonnement méthodologique, voire épistémologique des travaux. En outre, la controverse mettant en discussion les différentes méthodes d’objectivation inscrites au cœur de paradigmes, peut donner lieu à un débat sur des stratégies d’intégration de données quantitatives et qualitatives, telles que la complémentarité, la combinaison et la triangulation (Anadón, 2019). Un tel débat implique une émergence paradigmatique (Bal et Trainor, 2016) où peuvent être discutés, aux frontières de différentes méthodologies et disciplines, des énoncés théoriques sur la question des apprentissages. Les politiques et les stratégies éducatives ainsi que les défis méthodologiques et interdisciplinaires relativement à ces questions sont analysées au travers des quatre axes suivants.

Appel à communications

Appel à communication – Se soustraire à l’empire des grands. Enfance, jeunesse et agentivité (1500-1830).

“Se soustraire à l’empire des grands. Enfance, jeunesse et agentivité (1500-1830).” 
Appel à communication dans le cadre du colloque international organisé par la section d’Histoire de l’Université de Lausanne, 5 et 6 novembre 2020.
Deadline : 30.04.2020 
Plus d’informations sur   https://news.unil.ch/display/1579511664804

Bildung erneuern

Podium Pestalozzianum 2020

Am 19. März 2020 findet das Podium Pestalozzianum zum Thema “Bildung erneuern” im Kosmos in Zürich statt. Auf dem Podium diskutieren Dieter Rüttimann, Prof. Dr. Lucien Criblez, Dr. Viviane Hoyer und Andrea Ming gemeinsam die Frage, wie öffentliche Schule innovative Wege in die Zukunft gehen kann.

Diskutieren Sie mit!

Internationalism(s) and Education during the Cold War. Actors, Rivalries and Circulations. International Conference

Call for papers Internationalism(s) and Education during the Cold War. Actors, Rivalries and Circulations. International Conference, University of Lausanne, 24-25 June 2021.

In the wake of the recent transnational and global turn in historical research, several studies have focused on the history of internationalisms in the 19th and 20th centuries. One of the pioneers of reflection in this field, Akira Iriye, provides a very broad definition of this concept, including any activity aimed at promoting international cooperation (Cultural Internationalism, 1997). Accordingly, “internationalism” can refer both to the expression of an ideal and to a practice rooted in a multitude of fields, thus responding to a wide variety of motivations. Education is certainly a fertile ground that can help us come to grips with the actors, scope, and occasional contrasting logics of this phenomenon. Several researchers have traced its history from its emergence in the 19th century to its institutionalization in the first half of the 20th century. However, not much research has been focused on educational internationalism, as it developed during the Cold War. Yet, this period provides an exceptional framework for understanding the evolution and metamorphosis of the processes of internationalization of knowledge and educational practices, whether in the school sphere or in the extra-curricular environment. Driven by a multitude of national, international, and imperial actors, these are articulated through the ideological confrontation between the blocs of the East and the West, but also through the challenges posed by European integration, decolonization, the emergence of “third worldism” and the attempts to regulate international relations (maintenance of peace and security, etc.). Therefore, the aim of this conference is to lay the foundations for a global history of educational internationalism, tracing its forms, its trajectories (North-South, East-West, South-South), as well as its impact on the political framework and the balance of power determined by the “global Cold War”. On the one hand, our ambition is to deepen and to extend recent historiographical reflections which highlighted the porosity of the “Iron Curtain”, the ambiguities of the processes of “Americanization” and “Sovietization” of Western societies as well as the interactions between the two blocs and the countries of Africa, Asia and Latin America. On the other hand, this meeting also aims at (re)introducing the European paradigm as a key issue in the history of the second half of the 20th century. We want to bring together contributions from junior or confirmed researchers around three main lines of research:

1. “Cold War warriors”? The actors of internationalisms in education

Be they state or non-state actors, international governmental or non-governmental organizations, faith-based, professional, political or activist groups, or youth organizations, philanthropic organizations, missionaries or networks of experts, it is first of all necessary to investigate the role of these actors as transmission belts of practices, values and internationalist standards. This will involve examining their ambitions, revealing their operation, their networking and their occasional surprising links and connections. This first line of research therefore aims to better understand the different manifestations of internationalism, to bring out the various nerve centers where it unfolds and to emphasize the variety of impulses that underlie it (communism, anti-communism, europeanism, pacifism/humanism, liberalism, post-imperialism, etc.).

2. Internationalist educational models and paradigms

What are the educational models and paradigms that are at the heart of internationalist campaigns? To what extent are the different internationalist educational conceptions promoted defined in terms of and in response to other models? How can they coexist, compete or contradict national standards, for example? This second line of research aims to explore differences, but also intersections, entanglements and ideological compromises between different forms of internationalism. It will also examine how the phenomena of transfer, circulation and hybridization have shaped the various school policies put in place from an internationalist perspective (education for peace, human rights, international understanding, Europe, etc.).

3. The instruments, practices, and outcomes of educational internationalisms

What are the instruments and educational materials that can promote circulations and thus make internationalist ambitions a reality? The revision of textbooks, the establishment of international meetings, school and student exchanges; the organization of twinnings, study trips, and school exhibitions; as well as the implementation of development aid policies in countries of the “Global South”, are all strategies developed by the actors invested in promoting educational internationalism and/or internationalist principles. The objective of this third line of research is therefore to confront ourselves with the reality of internationalist initiatives in order to assess not only the outcomes, but also the resistance they encounter.

The working languages of the conference will be French and English. Communications expressed in one language will have to be supported and augmented by a simultaneous digital presentation in the other language. The papers of the communications (approximately 6,000 words) will be submitted a few weeks before the start of the event.
A collective publication (in English and/or French) is planned.

Keynote lectures will be provided by Rita Hofstetter and Joëlle Droux (University of Geneva), as well as by Giles Scott-Smith (Leiden University).

The transport and accommodation of participants will be taken care of, fully or partially, depending on the results of the grant applications. Priority will be given to young researchers.

Submission terms and schedule

September 15, 2020: Please send proposals to the following addresses: ,
Abstracts (300 words max. in word or pdf files) will include a title, a specific issue, a bibliography (5 references max.) and a short bio-bibliographic notice (15 lines max.).

December 2020: Acceptance notifications after a selection process conducted with the help of members of the Scientific Committee.

June 11, 2021: Papers (6,000 words) will be shared amongst colleagues attending the conference.

June 24-25, 2021: International conference on the campus of the University of Lausanne.

September 15, 2021: Final version of the papers for publication.

Un importante fondo per la ricerca storico-educativa è arrivato a Locarno

Il laboratorio Ricerca storico-educativa, documentazione, conservazione e digitalizzazione (RDCD) della SUPSI ha appena ricevuto un’importante donazione. Norberto Bottani, dal 1977 al 1997 Amministratore generale del Centre for Educational Research dell’OCSE, poi dal fino al 2005 direttore del Service Service de la recherche en éducation (SRED) del Cantone di Ginevra, ci ha affidato il suo archivio professionale e personale. Di circa 10.000 documenti, il fondo offre numerose informazioni per lo studio delle politiche educative internazionali nell’ultimo quarto del Novecento, in particolare per quanto concerne il ruolo dell’OCSE e le politiche di monitoraggio dei sistemi educativi. Contiene inoltre documentazioni minori ma non prive di interesse, come ad esempio sugli eventi accaduti nella scuola magistrale ticinese negli anni 1968-1969.Attualmente è in corso il processo di condizionamento e catalogazione del fondo. Il patrimonio librario del fondo è già catalogato nel catalogo NEBIS, i restanti materiali saranno da qui a qualche mese completamente disponibili e consultabili su richiesta presso la Biblioteca del Dipartimento Formazione e apprendimento. Per richiedere informazioni su questo importante fondo, ci si può rivolgere a 

Elèves et étudiants en révolte : contestations et régulations au sein de l’ordre scolaire et universitaire.

Élèves et étudiants en révolte : contestations et régulations au sein de l’ordre scolaire et universitaire.
Les Cahiers de Framespa. Nouveaux champs de l’histoire sociale, n° 32, 2019.
Ce numéro interroge les notions de contestation et de régulation dans le domaine de l’histoire de l’éducation. Ouvert aux spécialistes de toutes les périodes historiques, du Moyen- Âge jusqu’à l’époque contemporaine, il inscrit sa réflexion dans le temps long afin de rendre compte des continuités et des ruptures, des héritages et des renouvellements de la dialectique «régulation/contestation » dans le cadre d’une histoire sociale et culturelle du fait éducatif.

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Tintenfass – Schweizerischer Preis für Bildungsgeschichte

Das Schulmuseum Bern verleiht jährlich einen Preis für einen hervorragenden schulgeschichtlichen, bildungsgeschichtlichen, erziehungsgeschichtlichen  Beitrag.


Tintenfass, der schweizerische Preis für Bildungsgeschichte, wird jeweils im Herbst im Schulmuseum Bern an einem öffentlichen Anlass verliehen.

Teilnehmen können Autorinnen und Autoren von Beiträgen mit einem historischen Blick auf Unterricht, Schule, Bildung oder Erziehung – als

-eingereichten wissenschaftlichen Text  (Seminar-, Bachelor-, Masterarbeit, Dissertation)
publizierten populären Text     (Broschüre, Buch, Artikelserie, Presseartikel).

Die Preissumme beträgt 500.- sFr.

Die Jury besteht aus
-Prof. em. Dr. phil. I habil Hans-Ulrich Grunder, Stiftungsrat Schulmuseum Bern
-Pia Lädrach, Geschäftsführerin Schulmuseum Bern
-Dr. Katharina Kellerhals, Bildungshistorikerin
-Prof. Dr. Andrea Schweizer, Stiftungsrätin Schulmuseum Bern, Leiterin Institut Sekundarstufe I, Pädagogische Hochschule Bern
Die Jury bearbeitet die Einsendungen in einem anonymisierten Verfahren. Sie trifft ihren Entscheid in nicht-öffentlichen Sitzungen und führt keine Korrespondenz darüber.

Der Einsendeschluss für Tintenfass 2020 ist der 31.8.2020.

Senden Sie Ihren Text als pdf-Dokument (per mail) und als Printversion (per Post) an

Pia Lädrach
Geschäftsführerin Schulmuseum Bern
Muhlernstrasse 9, CH-3098 Köniz
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L’expérience Vrocho à Nice.

Parution de la nouvelle publication de Xavier Riondet, “L’expérience Vrocho à Nice. Controverses et résistances du quotidien au coeur de l’évolution des normes”, Rouen : PUR, 2019.

 Cette étude porte sur la réception d’une expérience corporelle que le thérapeute naturiste grec Vrocho initia en France dans les milieux naturistes et pédagogiques des années 1930. Cet ouvrage revient sur les répercussions philosophiques, pédagogiques et politiques de l’aventure collective qui prit forme autour de ce personnage à proximité des célèbres pédagogues Élise Freinet, Célestin Freinet et Adolphe Ferrière. Cette promenade permettra aux lecteurs de se confronter à la profondeur et à la complexité de la question des pratiques tout en observant la longue et incertaine lutte à l’oeuvre dans les champs scientifiques et à l’extérieur pour faire évoluer les normes, qu’elles soient sociales, pédagogiques ou médicales. 

„Schulen auf besonnter Höhe“. Gründung und Entwicklung von alpinen Mittelschulen in der Schweiz von 1875 bis 1950

Parution de la nouvelle publication de Peter Metz, „Schulen auf besonnter Höhe“. Gründung und Entwicklung von alpinen Mittelschulen in der Schweiz von 1875 bis 1950, Chur: Tardis, 2019.

Ab 1875 sind im alpinen Raum der Schweiz zahlreiche private Schulen mit progymnasialem und gymnasialem Bildungsangebot entstanden. Sie wurden von einer internationalen sowie nationalen Schülerschaft besucht. Voraussetzung und Ansporn dieser Schulgründungen waren die verkehrs­mässige Erschliessung, der aufkommende Tourismus und die Entdeckung des gesundheitsför­dernden Höhenklimas der Alpen. Damit konstituierte sich im historischen und systemischen Anschluss an die Volksschulstufe und in Ergänzung zu kon­fessionellen Mittelschulen ein nachobligatorischer Bildungs­raum mit privaten Mittelschulen. Mit Hilfe von Literatur zur Entwicklungsgeschichte der Alpenerschliessung und unter Bezugnahme zur Geschichte von Medizin, Sport und Touris­mus wird die bisherige Bildungsgeschichte um eine interessante Facette, die Konstitution eines vollschulischen privaten Bildungsangebots im alpinen Raum der Schweiz, erweitert. Die Studie untersucht 16 ausgewählte private Mittelschulen aus allen drei Landesteilen der Schweiz.

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Monografie zu “Schule und Zivilreligion” erschienen

Rahel Katzensteins Dissertation “Schule und Zivilreligion. Die Diskussion über den schulischen Religionsunterricht im Kanton Zürich 1872 und 2004” ist im Chronos Verlag erschienen.

“Die öffentliche Schule kann die Gemüter erhitzen, die Erwartungen an sie sind vielfältig und hoch gespannt: neben grundlegenden Kulturtechniken wie Lesen, Schreiben, Rechnen sollen unter anderem Gesundheitsvorsorge, Gewaltprävention, der Umgang mit neuen Informationstechnologien, mit Sexualität und Geld gelehrt werden. Seit die öffentliche Schule nicht mehr unter kirchlicher, sondern unter staatlicher Aufsicht steht, werden auch zivilreligiös aufgeladene Erwartungen an sie herangetragen.
Doch strebt, wer von einer pluralistischen Gesellschaft spricht, wirklich einen weltanschaulich-religiös-kulturellen Pluralismus an oder wird nur einer oberflächlichen Vielfalt das Wort geredet, weil dann die eigene Prägung nicht grundlegend infrage gestellt werden muss? Die Analyse zweier Diskussionen um den schulischen Religionsunterricht im Kanton Zürich 1872 und 2004 geht dieser Frage nach, schildert die Vor- und Nachgeschichte der Ereignisse und ordnet die Auseinandersetzungen im Spannungsfeld von Religionsfreiheit und dem Streben nach gesellschaftlichem Zusammenhalt in den jeweiligen gesellschaftlichen und politischen Kontext ein.”

Publication: Apprendre l’arithmétique dans les manuels scolaires au XIXe siècle

Valérie Legros (2019), Apprendre l’arithmétique dans les manuels scolaires au XIXe siècle, PULIM : Limoges cedex.

“Une préoccupation d’Etat pour l’enseignement primaire apparaît vraiment au moment de la Révolution française. Dès cette période, l’enseignement du « compter », du calcul devient une question prioritaire à côté de celui de lire et écrire. Les écoles primaires, créées avec la loi Guizot (1833), sont le lieu de l’enseignement du calcul pour des générations de jeunes français. Toutefois pendant le XIXe siècle, la réflexion pédagogique est balbutiante. Des pédagogues commencent à s’intéresser à l’enseignement scolaire ; Des auteurs vont s’essayer à la composition de manuels scolaires utiles pour les élèves et les maîtres d’écoles primaires. L’évolution formelle de ces livres est manifeste au fil du XIXe siècle.  La présente recherche s’appuie sur l’analyse de plusieurs dizaines de manuels scolaires d’arithmétique publiés avant les lois scolaires de la Troisième République ; Une méthode pédagogique s’y affirme, utilisée par la très grande majorité des auteurs, une méthode procédurale qui associe un petit nombre d’énoncés théoriques qu’il faut apprendre par coeur et beaucoup de règles pratiques pour apprendre les nombres, pour calculer des opérations, pour faire des exercices ou résoudre des problèmes en grand nombre. Cette méthode procédurale insiste sur la nécessité de « faire » : faire des opérations, faire des exercices pour apprendre l’arithmétique.”